
Quest'anno le "commemorazioni" del '77 per il suo trentennale mi hanno lasciato indifferente. Per non offendere la memoria tragica di quegli anni nè la loro memoria gioiosa ho evitato accuratamente (da semplice lettore sia chiaro) di partecipare all'orgia editoriale di memorie saggi e bilanci che hanno infestato le librerie con il loro birignao di "AlacreativaDerivArmatistaMaoDadaismoetc.".
Dopo averne abusato da studentello innamorato di ogni forma di sovvertimento della noia, dell'ingiustizia e dell'ipocrisia esistente penso che ne sarò nauseato per anni e se un giorno dovessi scoprire che una mia figlia/o sta incubando una mitologia storico-culturale per quel periodo comincerei ad essere seriamente preoccupato non che si "faccia" o "spari" ma che sia un tantinello cogliona/e.

Da brava formicuzza previdente quale sono invece mi sto preparando per l'anniversario del 1979 offrendovi queste due tavole di Pazienza che -per quanto mi consta- sono misteriosamente sfuggite ad ogni ristampa (il primo Glamour Book ne pubblicò una metà). Si tratta di una delle cose più belle che abbia mai letto di Pazienza e che ancora adesso si salva dalla nausea da indigestione che mi procurai con le opere del maestro. Oltre a cogliere e tradurre in segni il suo tempo "con la facilità di chi respira" (cfr.Sparagna, credo) Pazienza dimostra qui di aver sicuramente letto i Demoni (piccolo quiz) dando qualche appiglio alla mia convinzione che tra le influenze di Zanardi ci sia anche lo Stravogin di Dostoevskij. Scusate la menata da filologo di sta cippa e buona visione...

(fonte il MALE n.30, 8 agosto 1979)